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Quattro aziende toscane tra le “Fab13”

Tra il 2007 e il 2017, le 13 aziende italiane aderenti a Farmindustria hanno incrementato, nonostante la crisi, produzione, giro d’affari, occupazione e investimenti in ricerca.

I dati del rapporto Nomisma. Sono ben 4 le eccellenze toscane che hanno contribuito a questo risultato: Abiogen Pharma, Kedrion, Menarini e Molteni

Un’industria che in dieci anni ha fatto crescere del 70% il fatturato, del 57% i posti di lavoro e del 107% le esportazioni. È la farmaceutica “made in Italy”, rappresentata dalle 13 aziende italiane aderenti a Farmindustria, di cui ben 4 sono le realtà toscane.

A tracciarne un ritratto è il rapporto “Industria 2030” realizzato da Nomisma e recentemente presentato Roma.

Queste le tredici aziende (chiamate “Fab13”) del rapporto Nomisma: Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini, Chiesi, Dompé, Ibn Savio, Italfarmaco, Kedrion, Mediolanum, Menarini, Molteni, Recordati e Zambon. Realtà industriali che nel 2017 hanno incassato ricavi aggregati di oltre 11 miliardi di euro contro i 6,1 miliardi del 2007 (70,3%), grazie soprattutto all’espansione dei ricavi esteri.

Le “Fab13” sono soprattutto imprese familiari, vitali e dinamiche, più orientate all’innovazione rispetto alla media delle altre imprese manifatturiere italiane, come dimostrano le 4 realtà toscane presenti, che rappresentano il 31% del totale delle aziende su territorio nazionale.

Export – Ancora più marcata è la crescita delle esportazioni: sono aumentate del 106,9% in dieci, valgono 24,8 miliardi di euro, cioè il 5,8% dell’export di tutto il manifatturiero italiano. Un trend che ha portato la bilancia commerciale del settore in positivo di quasi un miliardo di euro. E il 2017 è stato l’anno in cui l’Italia ha sorpassato la Germania per la produzioni di medicinali (31,2 contro 30 miliardi di euro), conquistando la vetta.

Occupazione – Tra il 2007 e il 2017 le tredici aziende sono passate da 26.610 occupati a 42 mila. Di questi, 15.390 lavorano nelle sedi italiane, il 46% sono donne, l’87% diplomati o laureati. Quasi la metà della forza lavoro è impiegata in attività di produzione e di ricerca. Solo nel triennio 2015-2017 il numero di dipendenti in Italia è aumentato del 4,7% (circa 690 addetti).

Ricerca e sviluppo – Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati da 542 milioni nel 2007 a 906 milioni di euro nel 2017 (+65%). Secondo le stime delle aziende, il dato ha superato quota un miliardo di euro nel 2018. Gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno anche dato impulso all’indotto di nuove aziende, parchi tecnologici, partnership pubblico-private con istituzioni accademiche e centri di ricerca, startup e reti internazionali. A questo riguardo, dall’indagine emerge che la scommessa sulle startup innovative, la collaborazione con le imprese dell’ICT, la presenza crescente in network internazionali, l’outsourcing della ricerca e lo scouting di soluzioni innovative saranno anche nei prossimi anni i principali motori dell’innovazione del settore.

Internazionalizzazione – “Internazionalizzazione” è una delle parole chiave del rapporto Nomisma. “Le farmaceutiche italiane – sottolinea il report – hanno scelto di muovere i primi passi verso i mercati esteri inizialmente attraverso una semplice presenza commerciale, ma poi via via con l’acquisizione e l’apertura ex novo di intere filiali, di stabilimenti e di centri di ricerca, con una spiccata concentrazione nei Paesi occidentali, europei e americani”. Internazionalizzare senza delocalizzare, sottolineano le Fab13.

Futuro e governance – Completato il bilancio sui dieci anni trascorsi, il rapporto Nomisma s’interroga sugli anni che verranno. “Le imprese farmaceutiche italiane – spiega Nomisma – hanno reagito alla perdita di copertura brevettuale, che ha abbassato i prezzi della quasi totalità dei farmaci, investendo in modo massiccio in innovazione, come ad esempio nel campo delle biotecnologie e delle terapie geniche. Le aziende italiane non chiedono sostegni o incentivi ma di poter contare su un contesto di regole certe che consenta una pianificazione industriale a medio-lungo termine, per continuare a investire in Italia”.

I valori che le Fab13 hanno sempre assicurato all’Italia – dall’occupazione al gettito fiscale, garantito dalla presenza degli headquarter nel nostro Paese – sono infatti il frutto di una scelta deliberata di mantenere sedi, ricerca e produzione all’interno dei confini nazionali. Una decisione – per certi versi una fedeltà – confermata dalle Fab13 anche dopo aver ampiamente sperimentato – come accaduto nell’ultimo decennio – la propria capacità di radicarsi e di aver successo in tutte le aree geografiche del mondo.

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